sabato 27 dicembre 2014

I Praticantini (1)



Ecco cos'avevo scordato... In fondo c’erano solo due appunti nel blocchetto “Ricordati che devi fare queste cose, coglione”: aggiornare le cazzate del blog e risolvere una volta per tutte il contenzioso col provolone ammuffito che spadroneggia nel frigorifero da settimane, e che ormai ha gettato le basi per un ripensamento a 360 gradi del concetto stesso di “puzza di merda”.
Roba che tra un po’ ci sarà una sua foto su Wikipedia, alla voce “Prove scientifiche della non esistenza di Dio”.

Quanto al pezzo di formaggio, era dura.
Gli ho scatenato contro un intero reggimento di arbre magique, ma dopo un po’, di fronte al fetore ancestrale, il commando di alberelli verdi ha disertato in blocco.
Alcuni sono rimasti talmente traumatizzati da finire nella spirale della tossicodipendenza. Solo che al posto dell’eroina si iniettano nelle vene fialette puzzolenti. Un po’ come Christopher Walken nel Cacciatore, che resta a Saigon dopo la fine della guerra e sprofonda nel “giro” delle roulette russe...
In effetti, quel pezzo di formaggio era inquietante, ogni giorno cambiava forma, sembianze, colore e puzza.
Lavoisier c’aveva visto giusto fin dal ‘700 quando realizzò che “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Anche lui doveva essere uno che dimenticava la roba in frigo.
Spesso, poi, nelle metamorfosi del provolone, in superficie appariva una curva, e sembrava quasi che mi facesse un sorriso. Invece era solo un solco scavato da un verme.
Ma io mi illudevo. Certe sere tornavo a casa, aprivo il frigo, e quello era l’unico sorriso che avevo ricevuto durante l’intera giornata... Almeno qualcuno era contento di rivedermi.

Quanto al blog, mi ero detto "Domani scrivo un'altra stronzata" e sono passati 3 anni.
Vabbè, ovviamente in questi 3 anni non è cambiato quasi niente.
Anzi, in realtà qualcosa è cambiato.
Lo studio ha preso due praticanti, "un maschietto e una femminuccia", come li ha presentati il Capo.
Sicuramente si aspettava risate sincere di approvazione, e invece sono seguiti i 30 secondi più lunghi della giornata, fatti di silenzi imbarazzanti, sorrisi forzati e abortiti sul nascere e sguardi bassi (un po’ quando molli una scoreggia nel mezzo di un funerale).

Comunque sia, per tutelare la privacy dei nuovi praticanti, li chiamerò Praticantino e Praticantina.

Ho assistito al colloquio di Praticantina e, avendola conosciuta in seguito, posso ipotizzare che, nella sua mente, le cose siano andate più o meno così.
Dopo due-tre domandine “tecniche”, si passa alla parte “motivazionale”.

Avv: "Perchè vuole venire a lavorare proprio qui da noi?".
Praticantina: (Perchè gli ultimi 10 avvocati con cui ho fatto un colloquio stanno ancora ridendo per le cazzate giuridiche che ho detto. Uno addirittura se n’è segnate un paio e mi ha chiesto la liberatoria, le utilizzerà in uno spettacolo di cabaret sugli avvocati.
Ah, sono le stesse cazzate che ho detto a te, ma tu mi sembri troppo coglione per accorgertene)
"Perchè la mia aspirazione professionale è formarmi in uno studio legale «boutique» come il suo, una sorta di «laboratorio artigianale del diritto»".

Avv (ringalluzzito come quando una escort ti dice che, come l’hai fatta godere tu, non c’era riuscito nessuno): “Mi ha tolto le parole di bocca! Qui non facciamo cause e basta; noi condividiamo sogni, speranze, lacrime, sangue e sudore coi clienti. Qui non scriviamo contratti tutti uguali; noi cuciamo «abiti sartoriali» addosso ai clienti.
Lei pensa di essere in grado di rendere un servizio artigianale di alta qualità, piegandosi con estrema flessibilità alle esigenze dei clienti?”.
Praticantina: (Tutti che continuano a chiedermi di “piegarmi” per fare “servizi”... La mia fama mi ha preceduta?)
 Ma certo!” (se vuole, inizio a piegarmi già adesso).

Avv: "Lei è disposta a rinunciare alla sua vita privata, ai suoi hobbies?".
Praticantina: (Ai miei 7 gatti ci pensa mia madre. Ora che non sto più a casa tutto il giorno, senza cercarmi un lavoro, lamentandomi con lei del fatto che non ho un lavoro, mi ha promesso che smetterà di bere. E la collezione di bambole di pezza cucite a mano, e vestite con abiti dell’era vittoriana, a pensarci bene sopravviverà anche senza di me. Anzi, finalmente la sera avrò qualcosa di interessante da raccontare loro, ultimamente le vedevo un po’ annoiate)
"Assolutamente! Io ormai penso soltanto alla pratica forense. Dal parrucchiere non leggo più Novella 2000, ma solo Top Legal".

Avv: "Che mi dice della gestione dello stress?".
Praticantina: (Stress? Prozac, Xanax, Prozac, Xanax, ..... Zitta cretina, vuoi farti sgamare? Oh, non ci posso fare niente, è un riflesso incondizionato quando sento parlare di stress. Cazzo, ma sto parlando da sola con me stessa, ancora una volta? Devo smetterla. Sì, infatti, piantala subito. L’ho appena detto, smettila di riprendermi in continuazione. Zoccola. Troia)
Stress? Non so cosa sia, sul lavoro sono un carrarmato”.

Avv: “Lei è più brava nel problem solving o nel problem preventing?”.
Praticantina: (A dire il vero la mia specialità è il “problem hiding”: quando c’è un problema lo nascondo come la polvere sotto il tappeto. Tanto in uno studio legale posso durare talmente poco che, quando scopriranno la boiata, io sarò già andata via da un pezzo. Cazzo, sono un genio.
E comunque, a dire il vero, ultimamente i problemi mi piovono addosso come grandinate. Non so se è colpa di Venere che si è messa di traverso, come dice l’oroscopo di Branko, o se devo dare ascolto alla cartomante sotto casa e “smettere di interiorizzare le negatività delle persone cattive che mi circondano”. Forse ha ragione la cartomante. E lei è sicuramente una in gamba: può permettersi di chiedere 50 Euro a seduta)
"Problemi? Quelli li elimino senza pietà, come uno spermicida fa strage di spermatozoi".
(Ma non potevi trovare una metafora meno imbarazzante? Scusa, è la prima che mi è venuta in mente, non so perché. Lo so io, ovvio, è perché sei una zoccola. E tu sei una puttana. Oddio, sto male, mi serve lo Xanax! Crepa, idiota)

Avv: "Lei è ancora giovane. Oggi, dal mio punto di vista, se una donna vuole fare l’avvocato deve rinunciare, per un bel po’, anche alla maternità. Non è che tra qualche mese m’inizia a scodellare bambini sul Commentario al Codice Civile?”.
Praticantina: (E chi si ricorda come si fanno, i figli. E poi se mi presentassi a casa con un bambino, i gatti impazzirebbero di gelosia... Salterebbero nella culla e gli mangerebbero la faccia. E dopo toccherebbe a me... No, non è cosa)
Niente bambini in vista. Di questi tempi, un’avvocatessa è geneticamente incompatibile con pannolini e favolette: i primi rischiano di sporcare il tailleur prima di un’udienza, e le seconde, beh, al massimo le raccontiamo ai clienti quando va male una causa”.
Segue fragorosa risata di entrambi, ormai complici. Come due vecchi amici, navigati puttanieri, che ogni anno fanno una rimpatriata per rievocare i vari culi profanati ai tempo d’oro.
Praticantina: “Fossi stata io la protagonista de «La scelta di Sophie», avrei dato via entrambi i miei figli, se il giorno dopo mi scadeva un atto”.
Ghigno sinistro e occhiolino di approvazione da parte del Capo.

Avv.: “Lei è sposata? Fidanzata? Non è per farmi gli affari suoi, sa, è per una questione puramente organizzativa. Non vorrei sentirmi dire che non può lavorare a Capodanno perchè il suo fidanzato ha prenotato un weekend romantico a Cortina”.
Praticantina: (Non c'è pericolo. Il weekend più romantico col mio ex è stato sulla spiaggia pubblica di Ostia.
L’alloggio? Mi aveva promesso "una sistemazione calda e informale, un ambiente familiare, un posto in cui proverai la sensazione di essere già stata". Abbiamo dormito nella sua Fiat Duna del 1991, comprata di seconda mano, e quasi certamente usata da qualcuno per una rapina in banca.
Aveva uno sportello di un colore diverso dal resto della carrozzeria, ingranare la retromarcia era una scommessa (entrava solo se non faceva troppo umido), e un finestrino spaccato era tenuto su con lo scotch, come le finestre delle villette americane che si preparano ad affrontare un tornado. Ma aveva i sedili reclinabili: “Vedi, piccola? Quest’auto sarà il nostro Cupido”.
Mi ero illusa che la serata potesse prendere una piega romantica quando mi ha detto "Ho qualcosa di dolce per te, non vedo l’ora che l’assaggi". Pensavo a dei cioccolatini a forma di cuoricini, e invece ha tirato fuori dei preservativi aromatizzati alla frutta.
Dopo un po’ ho scoperto che quella Fiat Duna era molto... “frequentata”. Anche da mia cugina. Soprattutto da mia cugina. Del resto, dovevo aspettarmelo, è sempre stata in competizione con me. In famiglia io ero la “laureata”, ma lei sottolineava sempre di essere l’unica “maggiorata”.
In ogni caso, io e il mio ex prima o poi ci sposeremo. Me l'ha detto la cartomante, per di più dopo una seduta particolarmente impegnativa. Ho anche pagato 100 Euro, la tariffa per la formula “responso garantito al 100%”, quindi non può essersi sbagliata.
E poi mi ama ancora. Sì vabbè lui non lo sa, ma per il momento lo considero un dettaglio irrilevante.
E un giorno sarà mio. Supererò tutti gli ostacoli sulla strada del nostro amore: le tette rifatte di mia cugina, le brutte cose che lui mi ha detto l’ultima volta (“Butta il Prozac nel cesso e impiccati”), le denunce per stalking che ha presentato nei miei confronti. Ma è stato lei a manipolarlo. Sì, un giorno lo farò rinsavire. Con le buone o con le cattive. Non posso sbagliare, so come si fa, ho preso appunti da Misery non deve morire)
Sono completamente libera. Ormai sono sposata al Codice civile commentato”.

Avv.: “Perfetto! Lei è dei nostri. Benvenuta a bordo”.
Praticantina: (Evvai! Stasera si festeggia! Croccantini deluxe per i gatti, e un sms anonimo al mio futuro marito: “Indovina chi inizierà la pratica in un prestigioso studio legale, pur senza essersi rifatta le tette (a differenza della propria cugina)?”)



sabato 19 novembre 2011

Blackout mondiale dei BlackBerry

Un paio di settimane fa è successa una cosa gravissima.
Da lunedì 10 ottobre fino a tutto mercoledì 12 i blackberry di mezzo mondo non hanno funzionato. All’improvviso, nessuno ha ricevuto più email.
Inutile dire che subito si è scatenato il panico. I blog e i forum sono stati invasi di messaggi di protesta e di disperate richieste di aiuto.
Qui a Milano niente da oggi alle 14:53. Alle 14:52:51 tutto funzionava però. Ora milioni di blackberry sono in coma. È un Olocausto tecnologico.
Anche a Firenze non si ricevono email da oggi pomeriggio. Maremma maiala.
A Cazzago di Pianiga, in Veneto, nel cesso di casa non arrivano le email, ma se mi sposto in soggiorno le ricevo. Se vado in cucina mi arrivano quelle destinate al mio vicino. Mio cognato a Scortegaretta ha lo stesso problema ed è incazzato come una biscia. Io invece mi faccio i cazzi del mio vicino e almeno passo la giornata.
Amici, sono un business lawyer, faccio corporate finance, mica faccio le file al giudice di pace, QUINDI ho urgente bisogno di un blackberry funzionante. Se a qualcuno di voi patetici disoccupati, precari o parafangari funziona, mi contatti via email, tanto mica vi serve. Non bado a spese.
Ma se l’email non ti funziona come li leggi i messaggi? Pirla!
Disoccupato! Comunista!
A Cazzago di Pianiga è tutto impazzito. Io non ricevo le email, ma alcuni miei amici dicono che c’è un coglione che si spaccia per me e manda a nome mio messaggi zozzi a tutti i contatti che ho in rubrica. Mia mamma mi ha chiamato chiedendomi a cosa mi serve una rumena di 23 anni, quando per fare le pulizie c’è già la signora Luigina, che è tanto brava.
Milano. Niente email da 2 giorni. Oggi in riunione è stato un inferno. Due ore senza sapere chi mi aveva scritto. Di solito rispondo in tempo reale a tutti, ora tutti si staranno chiedendo come mai sono diventato così lento. Mi sento coperto di vergogna, inadeguato a raccogliere le sfide tecnologiche del mio tempo, domani non riuscirò a guardare in faccia le persone allo stesso modo. La mia vita non sarà più la stessa. Vi prego, perdonatemi per la mia inettitudine.
Milano. Nessun segnale. Comunque oggi il mio collega di stanza ogni tanto si volta verso di me, mi chiede scusa non so per cosa, e abbassa lo sguardo. Stamattina l’ho visto scusarsi anche con un barbone in mezzo alla strada. Lo stesso barbone a cui ieri aveva giurato che prima o poi avrebbe dato fuoco.

Insomma, il nervosismo era alle stelle.
Ora, in un caso del genere è troppo facile liquidare la questione dicendo che stanno tutti esagerando, che fino a qualche anno fa si viveva e si lavorava benissimo anche senza blackberry, ecc. ecc.
La verità è che, se inizi ad usarlo, questo quadratino nero di 15 x 15 cm diventerà ben presto il padrone assoluto della tua vita.
Ormai nessuno (soprattutto nessun avvocato) può fare a meno di leggere tutte le email in tempo reale e di rispondere sempre e comunque, altrettanto in tempo reale, ovunque si trovi, qualunque cosa stia facendo (guidando, scopando, cacando, ….).
Magari sai benissimo che 99 messaggi su 100 possono essere letti tranquillamente la sera. Eppure, se sei senza blackberry, hai la certezza che proprio in quel momento qualcuno ti sta mandando quell’unica email su 100 alla quale devi rispondere subito, se non vuoi perdere un affare, un cliente, il lavoro, la casa, la pensione, …
Non è infrequente sentire avvocati che, parlando di colleghi rimasti all’era mesozoica del telefonino, dicono con disprezzo: “Lascialo perdere, che gli scrivi a fare? L’altro giorno gli ho mandato un’email con una proposta transattiva. Mi ha detto che l’ha letta il giorno dopo! E mi ha risposto dopo 3 giorni! Ti rendi conto? Un altro po’ e mi rispondeva quando era già uscita la sentenza!
Beh, veramente, visto che una causa dura 3 anni solo in primo grado, se anche risponde a un’email dopo 3 giorni, non è che cambi granchè.
Ma che c’entra, il blackberry è oltre il concetto di causa, è oltre il concetto di primo grado. Il blackberry è avanti, è in ogni fase e in ogni grado. Perchè ti ostini a stare dal lato sbagliato della barricata? Perchè non vuoi passare anche tu la soglia dell’oltre?

Il blackberry, poi, tira fuori il lato romantico che non sapevi di avere. È solo grazie a lui che finalmente dai forma e sostanza (variandola un po’) alla frase che ogni fidanzata sdolcinata vorrebbe sentirsi dire: “La tua agenda è l’ultima cosa che guardo prima di andare a dormire, e le tue email in arrivo sono la prima cosa che controllo appena mi sveglio”.

Ebbene, superato lo shock iniziale dell’ “Olocausto tecnologico”, mi sono fermato un attimo a riflettere, e all’improvviso sono tornato indietro con la mente ad un breve periodo della mia vita, quand’ero piccolo, negli anni ’80.
All’epoca c’era soltanto la SIP. “Tariffe”, “offerte speciali” e “concorrenza” erano parolacce, telefonare da Napoli ad Avellino costava un occhio della testa, Napoli - Roma poi non ne parliamo proprio, conveniva prendere il treno e parlare di persona.
In quel periodo la SIP offriva alle famiglie la possibilità di risparmiare sulla bolletta, adottando una malefica trovata tecnologica, ossia il famigerato “duplex”.
In cosa consisteva? In sostanza, un abbonato “condivideva” la linea telefonica con un altro abbonato, di solito una famiglia che abitava nello stesso palazzo. Ovviamente, se l’utente A era a telefono, l’utente B non poteva né fare né ricevere telefonate.
Il risparmio era notevole, ma, per quel poco che ricordo, le conseguenze erano davvero tragiche (e vanno contestualizzate considerando che allora avevo forse 10-11 anni).
1. Alzavi la cornetta, trovavi il telefono “muto” e non potevi gridare “mammaaaaa abbassaaaa!!!”.
2. Non potevi comunicare ai tuoi amici in tempo reale il punteggio di Pac-Man o il livello raggiunto con Super Mario Bros.
3. Non potevi condividere col tuo migliore amico le fantasie erotiche preadolescenziali su Lamù (“Hai visto? Oggi le hanno inquadrato l’OMBELICO per più di 10 secondi!!! Io vado a chiudermi in bagno” - “In bagno? A fare che?” - “In effetti non lo so, ma per il momento ci vado lo stesso”).

La nostra esperienza con questa mostruosità tecnologica non durò molto. Motivo “ufficiale”: dopo un po’ iniziammo a renderci conto che ormai avere il duplex, agli occhi della società, era sintomo che stavi sprofondando sotto la soglia di povertà. Motivo “reale”: il primo figlio dei nostri “condividenti” si iscrisse al liceo.
Tuttavia, di quel periodo mi sono rimasti alcuni ricordi e alcune sensazioni.
Ad esempio, quella di non essere completamente padrone delle tue cose; il saper aspettare; capire, quando trovavi il telefono libero, cosa prova un cane randagio che azzanna per primo un pezzo di carne e manco per il cazzo lo condivide col suo branco, ...
Ebbene, ritornando ai disservizi di oggi, e ripensando alle limitazioni di ieri, sono stato assalito da una rabbia anti-tecnologica, di sapore luddista con un retrogusto mormone e hamish, ed ho sognato per un attimo di afferrare uno di quegli avvocati in crisi di astinenza messaggistica e gridargli in faccia: “Di cosa cazzo ti lamenti? Per 3 giorni non hai potuto leggere le email in tempo reale, embè? Io per due anni ho avuto il duplex!”.
E subito dopo avrei voluto aggiungere, per fare un po’ di terrorismo psicologico: “Ci pensi se al tuo fottuto blackberry avessero applicato il duplex?!”.

Già….. ci pensate? La filosofia del duplex è l’esatto opposto di quella di blackberry. Avere un blackberry col duplex sarebbe una sorta di punizione da girone dantesco.
Non puoi inviare questa email, perché il tizio del piano di sopra sta telefonando alla zia”.
No, adesso non puoi scaricare nuovi messaggi, perché lo sta facendo il tuo vicino di stanza. Attendi il tuo turno e non rompere le palle”.
Ti è arrivato un nuovo messaggio. Ma non puoi leggerlo perché quello del palazzo di fronte sta caricando le foto su facebook”.
Qualcuno sta provando a chiamarti, ma non puoi rispondere perché quello del piano di sotto sta usando messenger”.

Non sarebbe una cosa favolosa?



Quattro passi per Prati

Devo dire che ci sono diversi aspetti positivi nel fare l’avvocato a Roma.
Uno di questi è che, quando hai finito in Tribunale, puoi farti un giro e goderti il quartiere Prati, che è davvero notevole. Io me ne sono innamorato a prima vista, ed ogni volta ci ritrovo uno straordinario mix tra l’operosa frenesia di un quartiere “business” e la serafica e godereccia paciosità di un tipico rione romano.
Inoltre è pieno di bar e locali allegri ed accoglienti, alcuni anche famosi. A via Marcantonio Colonna c’è una gelateria citata in tutte le guide gastronomiche d’Italia; allontanandosi un po’, a via Fabio Massimo c’è un bar storico che pare fosse il preferito di Trilussa; spostandosi oltre piazza Mazzini c’è un bar famoso per i suoi cornetti, fatti con una pasta aromatizzata credo col rhum, che li rende inconfondibili.
Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per trasformare la fase post-udienza in una piacevole e rilassante esperienza.
Già, una piacevole esperienza, .......
Ok, ho dimenticato un piccolo insignificante dettaglio: ovviamente puoi goderti Prati se hai lo status di uomo libero. Ma se sei un avvocato-dipendente, beh, allora la tua uscita dal Tribunale avrà un sapore molto diverso da quello del gelato di via Colonna.
Infatti, finita l’udienza, decido di fare il giro lungo: caffè storico di via Fabio Massimo, poi mercatino a metà di via Ferrari, aperitivo al bar fico pieno di avvocati a piazza Mazzini, e quindi ritorno in studio. Tanto chi può sapere a che ora finisci realmente? Se qualcuno borbotta basta dire “In Tribunale c’era il delirio, ho finito l’udienza all’una e mezza”, e nessuno si permette di fiatare.
Ma, poichè sono un professionista serio e coscienzioso, appena esco dal Tribunale (ore 11:04)  accendo il cellulare, per vedere se ci sono messaggi in segreteria, sms, chiamate perse. E prometto a me stesso di rispondere SOLO a messaggi veramente urgenti. Una volta che hai risposto, l’incantesimo dell’udienza-delirio è finito, e sei costretto a tornare in studio. E io NON POSSO tornare in studio senza un blitz al caffè di Trilussa.
9:20 - Chiamata persa - Avvocato.

9:21 - Messaggio in segreteria - Avvocato: “Perchè hai il cell spento? Richiamami, è urgente.

9:22 - Sms - Avvocato: “Ti ho lasciato un msg in segreteria. Non l’hai ascoltato? Richiamami. È urgentissimo.

9:23 - Messaggio in segreteria - Avvocato: “Ti ho mandato un sms. Non l’hai letto? Richiamami. È urgentissimo.

9:35 - Chiamata persa - Studio.

9:38 - Sms - Segretaria: “Giulio, ti ha cercato l’avv, gli ho detto che eri in udienza, ma è urgente, appena leggi chiamalo.

9:40 - Sms - Segretaria: “Aspetta, appena leggi chiama me, che te lo passo se è libero.
(Ma non era una cosa urgentissima?)

9:41 - Sms - Segretaria: “No no chiama direttamente lui, è meglio. Ha smesso di lavorare e sta navigando sui soliti siti di orologi, penso che comprerà un altro Rolex.

9:42 - Sms - Segretaria: “Non so quale messaggio ti è arrivato prima e quale dopo. Cmq le ultime istruzioni sono che devi chiamare direttamente l’avv quando finisci.

9:45 - Sms - Segretaria: “L’avv. dice che ci stai mettendo troppo in udienza. All’inizio non credeva neanche alla storia dell’udienza, poi ha visto l’agenda e si è placato. Ma cmq ha detto che ci metti troppo. Aspettati un suo msg. Ha usato delle parole in inglese che non ho capito. Mi ha fatto una testa così. Alla fine ho capito solo che l’incazzatura è «grossa» e che ce l’ha con un suo amico, un tale Bill.

9:55 - Sms - Avvocato: “Dobbiamo rivedere il planning delle udienze. Se durano così tanto va cambiato il timesheet. Mica posso avere problemi col billing? E di questo passo salta tutto l’equilibrio del gross profit e le revenues vanno a farsi fottere.

9:58 - Sms - Segretaria: “L’avv. sbraiiiiitaaaaaaaa!!!! Ora te lo faccio sentire. Dice quelle parolacce americane che si sentono nei pezzi rap. Ah, alla fine ha preso un Patek Philippe. Questo mese niente bonus.

9:59 - Messaggio in segreteria - Studio: “.... E che sto qui a pettinare le bambole io?!?! Chi ci pensa alle fucking revenues?! Fuck you, shit!!

10:05 - Sms - Avvocato: “La prossima volta che c’è un’udienza decido io se ci si va o no.
(Ottimo, perdersi le udienze è la migliore strategia di customer satisfaction).

10:10 - Sms - Avvocato: “E poi il cliente non è contento se sa che perdiamo tutto questo tempo in Tribunale. E io ci tengo alla customer satisfaction.
(Oh cacchio, d’ora in poi penserò a bassa voce......)
Seguono quindi un’altra dozzina di sms dello stesso tenore.
Insomma, è evidente che a quel punto il mio ultimo pensiero era il caffè di Trilussa.
Anche se fosse stato il poeta in persona ad offrirmelo, e mi avesse buttato giù due versi in romanesco per riassumere gli sms, avrei declinato l’invito, e chiamato di corsa l’avvocato.
Del resto, ormai il gelato di via Marcantonio Colonna mi era andato di traverso senza neanche averlo mangiato, tanto valeva affrontare il nemico.
Avvocato” [tono da paraculo] “Mi ha cercato? Ho finito solo ora in udienza. Sto tornando in studio, cosa è successo?

Avv.: “Finalmente! Ma com’è che le tue udienze sono sempre quelle che durano di più? Non è che dopo te ne vai in giro a rimorchiare avvocatesse?

Io: “Ma no, appena finisco torno in studio, lo sa.... Ma cosa è successo?

Avv.: “Ti ricordi il contrattone di joint-venture che abbiamo fatto per la XYZ?

Io: “Sì, è stato firmato, è tutto chiuso. C’è stato qualche problema?

Avv.: “Mi serve urgentemente la versione finale, sull’archivio informatico ce ne sono due, e non si capisce quale è quella più recente.

Io: “Ah, ma lei ha provato ad aprirli un attimo?

Avv.: “Sono stato impegnato tutta la mattinata, non ho avuto tempo.
(Impegnato?! Tranquillo, ho già fatto la soffiata a uno scippatore. In cambio mi ha promesso che, quando ti fregherà il Patek Philippe, ti mozzerà una mano, anche se non dovessi opporre resistenza.)

Io: “Provi un attimo ad aprirne uno e a vedere l’indicazione in alto a destra.
(...)

Io: “Qual è l’intestazione?

Avv.: “Versione 20.6.2011.

Io: “Ok e l’altro?

Avv.: “Versione 28.7.2011. Quindi è questa la più recente.
(Uuuhhh ma che bravo! Come ti senti ad aver imparato la tabellina dell’1? Vuoi che papà ti compri il gelatino? Beh peggio per te, perchè non sto più a via Marcantonio Colonna!)

Io: “Ok, quindi è questa la versione più recente..... Ma... come mai era urgente?

Avv.: (attimo di tentennamento) “Stamattina mi ricordo che ne avevo bisogno e che andavo di fretta. Un motivo ci sarà stato. Ora me lo sono dimentica, ma non stiamo a sottilizzare. Tutto è bene quel che finisce bene.
(EH?! E io ho rinunciato a caffè, gelato, mercatino, aperitivo ecc. per niente?!)

Avv.: “Dai su sbrigati, che c’è una novità! Se fai presto ti faccio vedere il nuovo orologio che ho comprato online! Ma fai in fretta, perchè sto andando a fare l’aperitivo a piazza Mazzini!